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Strada dei Vini di Carmignano e dei Sapori tipici pratesi: non solo vino toscano

l'uva dell'ottimo vino toscano di Carmignano

LE ORIGINI

La “Strada dei vini di Carmignano e dei Sapori Tipici Pratesi” in Toscana nasce nel maggio del 2009 come evoluzione della “Strada Medicea dei vini di Carmignano”, un progetto ideato dalla Pro Loco di Carmignano e dal Consorzio di Tutela del Carmignano DOCG alla fine degli anni ’90, riunendo i produttori vinicoli del territorio e con il contributo della Provincia di Prato e del Comune di Carmignano.

Successivamente aderirono anche altri enti, aziende agricole ed artigiane, albergatori, ristoratori ed operatori turistici privati dei comuni di Carmignano e Poggio a Caiano, nel cuore della Toscana.

ANCHE ENOGOSTRANOMIA

Con l’allargamento dei confini geografici a tutta la Provincia di Prato e la nuova denominazione, ne sono entrati a far parte aziende dei comuni di Prato, Montemurlo, Vaiano, Vernio e Cantagallo, ampliando l’offerta sia ricettiva che enogastronomica, che adesso comprende vino DOC e DOCG, olio, biscotti di Prato ed altri prodotti da forno, liquori, miele, confetture, sottoli e sottaceti, carni ed insaccati di Cinto Toscano DOP e Calvanina e diventando a tutti gli effetti una “Strada dei Sapori”.

GLI SCOPI DELL’ASSOCIAZIONE

Lo scopo dell’Associazione è quello di valorizzare le eccellenze turistiche del territorio, con una particolare attenzione all’enogastronomia locale toscana. Non solo quindi vino toscano. Annualmente vengono proposte presentazioni di prodotti e degustazioni, e la Strada partecipa a fiere e mostre di settore. La Strada è anche socia della Federazione Toscana delle Strade del Vino e dei Sapori.

L’attuale presidente delConsorzio di Tutela dei Vini di Carmignano e dei Sapori Tipici Pratesi è Fabrizio Pratesi, produttore di Carmignano Docg.


CONSORZIO DEL CARMIGNANO DOCG

LA PRIMA DOCG MONDIALE

La DOCG di Carmignano si estende nei comuni di Carmignano e Poggio a Caiano, all’estremità nordorientale della Toscana. La vicinanza all’Appennino Tosco-Emiliano spiega la particolarità del suo clima: l’altitudine non troppo elevata (ca. 200 m. s.l.m.) in estate dà giornate calde, seguite generalmente da notti rinfrescate dai venti che scendono dall’ Appennino. Tutto ciò crea le condizioni per una buona maturazione, che generalmente è anticipata di una o due settimane rispetto ad altre zone di vino toscano. La piovosità è ben distribuita perché i monti di oltre 2.000 metri di altezza esercitano anche un’azione di condensa, che normalmente regala qualche pioggia a giugno e a luglio, mitigando la siccità. Inoltre il Montalbano, che si innalza alle nostre spalle, ci difende dalle burrasche e dai venti marini.

Il Carmignano, negli ultimi anni è stato protagonista di un’importante crescita in termini di qualità e quantità. Agli inizi degli anni Novanta gli ettari a vigneto erano poco più di 100 – praticamente gli stessi dai tempi di Cosimo III de’ Medici – mentre oggi superano i 200, di cui 150 destinati a docg e doc. Anche la produzione è notevolmente aumentata passando da 2.000 hl a 3.948 del 1999 ai circa 6182 del 2008 (513074 litri di Carmignano Docg, 93671 di Barco Reale Doc, 11813 di Vin Santo Doc). In crescita anche il numero dei produttori aderenti al Consorzio, che da 6 sono passati a 14.

Una crescita caratterizzata da forti investimenti sia nelle vigne e nel loro rinnovo – con filari distanti 1 metro e 80 centimetri e decise potature – che nelle cantine. Attualmente il Carmignano è esportato in Italia per oltre il 40%, ed il restante, per metà in Europa e per metà in altri mercati, primo fra tutti quello americano.

Caratteristica principale dei grandi vini toscani rossi prodotti a Carmignano, che si prestano ad un lungo invecchiamento, è la presenza fin dalle origini, tra i suoi componenti di una quantità di Cabernet Franc e/o Cabernet Sauvignon, che varia secondo il disciplinare dal 10 al 20%.
Il testo del disciplinare del 9 luglio 1998 individua come componenti del Carmignano docg, oltre ai suddetti Cabernet Franc e/o Sauvignon, il Sangiovese minimo 50%, il Canaiolo nero da 0 al 20% (quest’ultimo oggi usato solo da pochi produttori), il Trebbiano Toscano, il Canaiolo bianco e Malvasia del Chianti, da soli o congiuntamente, fino a un massimo del 10%. Il disciplinare prevede inoltre che possono concorrere alla realizzazione di questo vino toscano, per un altro 10%, vitigni a bacca rossa raccomandati o autorizzati dalla Provincia di Prato. Negli ultimi anni la tendenza è quella di non utilizzare il Trebbiano Toscano, il Canaiolo bianco e la Malvasia del Chianti sostituiti da vitigni quali il Merlot e il Sirah.

Se il Carmignano docg necessita di due anni di invecchiamento, di cui uno in botti di rovere o castagno, le Riserve richiedono almeno tre anni, di cui due sempre in botte. Struttura, morbidezza, eleganza sono le caratteristiche di questo vino.

LE D.O.C. DEL CARMIGNANO

La Denominazione di Origine Controllata (DOC) per i vini del Carmignano nasce nel 1982 per il Vin Ruspo e Vin Santo, mentre nel 1994 il nuovo disciplinare ha concesso la DOC anche al Barco Reale.

Vin Ruspo

Il Vin Ruspo, Rosato di Carmignano DOC, è la vinificazione ‘rosè’ delle stesse uve del Carmignano (principalmente Sangiovese e Cabernet). Questo vino ha una storia curiosa: nei lunghi secoli della mezzadria i contadini trasportavano sui carri l’uva ammostata nei tinelli. Prima di portarla alla fattoria, dopo una sosta notturna sull’aia, spillavano (ruspavano) una o due damigiane di mosto vergine. Il mosto fermentava nelle damigiane, dando origine ad un vino fresco e piacevole, che veniva tradizionalmente bevuto durante la battitura.
Identica la tecnica che si segue oggi, anche se invece che nelle cantine dei mezzadri si opera in quelle delle fattorie. Appena poche ore dopo la vendemmia, o al massimo il giorno successivo, il 5-10 per cento del mosto viene spillato dal fondo dei tini che daranno poi vita al Carmignano. Una volta poi chiarificato, nel giro cioè di uno o due giorni, viene quindi travasato in un altro recipiente ove avverrà la fermentazione.

Vin Santo

Vino dolce che si accompagna a fine pasto ai dolci in genere, è anche e soprattutto un vino da meditazione.
Il Vin Santo è composto in massima parte dalla varietà Trebbiano: al momento della vendemmia vengono scelte le uve migliori, i cui grappoli, deposti su uno strato di foglie e trasportati in cassette di legno, vengono lasciati appassire su castelli e graticci di canna in grandi stanze ventilate. Qui rimangono dai quattro mesi ai sei mesi: durante questo periodo si aprono le finestre ai venti asciutti del nord; si chiudono e si brucia un po’ di zolfo quando imperversa lo scirocco. Tra gennaio e Febbraio, quindi, i chicchi sani vengono “diraspati” e pigiati e il liquido ottenuto è messo in caratelli di modesta capacità, 100 lt circa.
Qui, in ambienti di solito sotto tetto (in modo che il mosto possa sentire gli sbalzi termici del cambiamento delle stagioni), il vino è lasciato invecchiare per oltre tre anni (a volte anche cinque), senza travasi o colmature sul suo deposito, sotto una pellicola naturale che lo protegge da una eccessiva ossidazione nel caratello scolmo.
La resa è bassissima: solo il 20 per cento del peso originale dell’uva.
Nel 2009 nella zona di Carmignano sono stati prodotti appena 11.813 litri di Vin Santo.

Barco Reale

Questo vino toscano è la versione giovane del Carmignano, del quale ha lo stesso uvaggio. Il nome ‘Barco Reale’ è quello dell’antica grande proprietà Medicea che, delimitata da un muro di oltre 30 miglia di lunghezza, racchiudeva non solo la riserva di caccia dei Granduchi, ma anche la zona della prima DOC del 1716.
L’uvaggio è lo stesso del Carmignano, ma questo vino, oltre a provenire solitamente da vigne più giovani, ha dei tempi di invecchiamento inferiori, sia in legno che in bottiglia.
Il Barco Reale nasce nel 1984 e ottiene la DOC nel 1994.