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CARMIGNANO ED IL VINO

Fino ai giorni nostri

Venne poi un periodo di eclissi. Negli anni 30 del secolo scorso, l’antica D.O.C. Medicea fu inglobata nella D.O.C. Chianti Montalbano.

Il ritorno alla denominazione “Carmignano” rappresentava per i produttori carmignanesi il recupero di un’ identità storico-territoriale del loro vino e fu una conquista lunga e difficile alla cui realizzazione dette un contributo fondamentale Ugo Contini Bonacossi, di Tenuta di Capezzana, insieme all’ingegner Cianchi del Poggiolo e all’allora sindaco di Carmignano dott. Lenzi. Nel 1975 fu finalmente riconosciuta la D.O.C. Carmignano, retroattiva – per il vino invecchiato – fino alla vendemmia 1969.

Nel 1990 si ottiene la D.O.C.G. retroattiva fino al 1988.

Ma non si tratta solo di storia. La presenza di alcuni vitigni, che nel resto della Toscana non sono molto frequenti o addirittura sconosciuti, rendono questo vino ben diverso dal Chianti per precise qualità organolettiche.

La presenza del Cabernet è infatti attestata nell’uvaggio del Carmignano da oltre cinque secoli: a quanto si narra pare che i primi vitigni siano stati trapiantati su queste colline per desiderio di Caterina de’ Medici, quando nel sedicesimo secolo fu regina di Francia: lo confermerebbe lo stesso nome di “uva francesca“, ancora in voga tra i vecchi viticoltori e chiara storpiatura dal francese di un aggettivo che forse ne indicava la provenienza.